lunes, 24 de agosto de 2015

Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada

Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada

 https://incrocidegeneri.wordpress.com/2015/08/24/il-femminismo-un-giorno-sara-contro-laborto-se-continua-su-questa-strada/

 

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Leonor Silvestri parla con Florencia Arriola dell’amore, dell’eterosessualità, del capitalismo, della sorellanza o dei “territori morali” che impone anche il femminismo. Traduzione da Pikara magazine
Ha saputo essere una filologa antica e, anche se ha vissuto molte morti nella sua esistenza, oggi si dedica a dare lezioni a casa sua come una sofista dell’antichità. Poco umana e radicale, decostruttrice dell’amore romantico e distruttrice dell’eteronorma, Leonor Silvestri fa poesia, scrive, pratica sport di combattimento e balla dancehall e reggaeton. Sono questi i modi in cui accresce la sua potenza  e si reinventa, mentre cerca nuovi artifici che mettano all’angolo l’eterocapitalismo
Come sono cominciati il tuo attivismo e la tua militanza?
Non mi considero assolutamente una attivista o militante, termine che viene dal latino miles, soldato. Sono una scrittrice di poesia e saggi che fa filosofia, qualcun@ che prova a costruirsi le sue proprie armi
Hai lasciato l’università….
O lei ha lasciato me? (risata) L’università è stato un errore, ho perso tempo, vita, risorse ed è stato il periodo di maggiore sofferenza e normalizzazione della mia esistenza. Ora mi sento meglio di quando studiavo lì. Ad ogni modo, non sono una persona che possa sostenere una stessa identità o attività per sempre
Le performances non ti piacciono più
Mi divertiva l’esibizione, spogliarmi, mostrare il corpo e dare fastidio con quello che ci facevo. Con il tempo,  ho acquistato una posizione critica riguardo il modo in cui il dispositivo “artista” riterritorializza il peggio che ha l’ego come artificio politico, dalla gelosia alla proprietà privata, passando per il senso di superiorità. Alla fine, tutta questa insensata esibizione di un “Io” ha smesso di divertirmi e interessarmi e ha cominciato ad annoiarmi
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Per te il corpo è….
Il campo di battaglia dove il desiderio può liberare una lotta come macchina da guerra, specialmente contro le passioni tristi o le sottrazioni di potere proprie dell’eterocapitalismo. Se il corpo fosse solo un territorio di saccheggio, disputa e conflitto, non avremmo di che vincere la guerra né opporci
Come te la passi con Crohn?
Molto bene, per fortuna. Sono fortunata ad avere questa malattia e lei ad avere me: è una grande compagna e maestra. Vedo le malattie e le disabilità come ospiti o diversità funzionali che arricchiscono le nostre esistenze. Non sono tipa da avere fidanzate, ma questa è una. Da brava fidanzata, mi farà passare i guai, lo ha già fatto e lo rifarà. Ma questa, a differenza delle umane, mi fa sentire viva. Mi è costato fatica adattarmi quando me ne sono resa conto, però sono resiliente. Crohn è così, è una che tira fuori. Bisognerebbe vedere se è una malattia, posto che non ha una cura.
Perché dire no alla maternità?
Perché è di cattivo gusto e antiestetica (risata). Scherzi a parte, bisogna prendere la questione da diverse angolazioni, anche se non è di moda andare contro l’apparato del futurismo riproduttivista. Il primo motivo è antispecista: non possiamo continuare a riprodurci quando l’umanità è responsabile di tutti i danni contro questo mondo, quando siamo soprannumerari e non c’è spazio per un solo essere umano in più. Per un altro verso c’è il sospetto dei desideri. Siamo arrivati ad un livello di analisi da cui si mettono in discussione le forme più sottili di analisi, attraverso cui si mettono in discussione anche le forme più sottili di relazione e di desiderio nella sessualità e dove nessun@ considera certo o naturale l’eterosessualità. Non vedo allora come non mettere in discussione il desiderio di maternità e di riprodursi. In terzo luogo, continuo a pensare che il femminismo radicale, di Carla Lonzi o qualche critica di Simone de Beauvoir, aveva ragione quando diceva che la libertà comincia dalla pancia. Dobbiamo chiudere la fabbrica di produzione dell’esercito di schiavi eteronormativi, dis-affiliarci dalle fila eteroumane, e smetterla di proclamare l’unione naturale ed essenziale utero-vita-terra. Dovremmo avere un divenire nello stile di Shulamith Firestone, perché “partorire è come cagare zucche”, come diceva lei. Certi assiomi non dovrebbero essere solo striscioni per la prefazione di un libro, ma stili di vita
Allora il desiderio è discutibile e/o reprimibile?
E’ discutibile, obiettabile e manipolabile. Non credo nei desideri repressi, ma nella possibilità di produrre contro-desideri che riescano ad attentare attentino questo mondo e incrementare la potenza del corpo. Il sistema non ci vuole solo eterosessuali ed eteronormali, ma anche deboli, intristite, incapaci di sollevazione e piene di paura, in competizione le une con le altre, però senza metterci in discussione.
Secondo te,  come la maternità e la famiglia, in quanto istituzioni, controllano la sessualità delle donne?
Famiglia, dal latino famulus, schiavo rustico, di campagna, significa unione di schiavi. Per creare nuovi artifici bisogna creare nuovi linguaggi. La famiglia, il sangue, Edipo e la coppia rappresentano una parte dei grandi dispositivi di controllo, con una coercizione soggettiva molto sottile. E’ quasi un insulto o un motivo di espulsione andare contro la famiglia, quando invece il femminismo degli anni 70 perorava questa causa. Sembra che l’eterosessualità come regime politico cambi continuamente direzione e vinca a livello soggettivo, in cima ai desideri. Dato che non può vincere sopprimendo le deviazioni sessuali, produce desideri eteronormali anche tra persone non eterosessuali: desiderio di famiglia, riproduzione, matrimonio, coppia monogamica, ecc. Prova anche a convincerci del fatto che qualsiasi scelta facciamo, sia per pigrizia, incapacità o impeto volitivo per sfuggire al sistema, sia radicale, decostruttiva e sovversiva.  Ciò significa che disconosce che siamo programmate soggettivamente per avere alcuni desideri ed altri no.
Che pensi del matrimonio ugualitario o del diritto all’adozione per le coppie omosessuali?
Sono serviti a rendere visibili il microfascismo e il fascismo dichiarato e hanno spinto i nemici nelle strade e al fronte, in marce moltitudinarie di opposizione.  Mi vengono in mente molte altre lotte più stimolanti per chi non è eterosessuale che l’integrazione volontaria nell’eterocapitalismo e nella sua matrice desiderante. Credo che abbiamo perso la guerra e che il mondo che Monique Witting promise con le sue orde di amanti amazzoni lesbiche non essenzialiste non si sta verificando. Dobbiamo smettere di  far passare come radicale o contestatore ciò che fa in modo che il mondo vada avanti così come è, producendo nuove esclusioni nell’includere le antiche e antiche denigrazioni. I nostri impulsi dovrebbero essere indirizzati a distruggere il paradigma in cui viviamo e non  a rendere questa schiavitù più politicamente corretta.
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La logica del mercato nel secolo XIX ha portato alcune femministe a dire che la relazione tra una moglie che non lavorava fuori casa e il marito che la manteneva non era molto diversa dalla prostituzione. Cosa ne pensi?
Ci sono delle differenze tra il lavoro sessuale e il matrimonio. Il primo può essere autogestito, interessante, creativo e un buon modo per fare alti guadagni in modo indipendente, in circostanze più o meno favorevoli. Al contrario, non mi viene in mente posizione peggiore che essere la moglie di qualcuno. Emma Goldman già postulava che una lavoratrice del sesso vende il suo corpo a ore e a vari clienti, mentre una moglie lo fa una volta sola, per sempre e ad un solo uomo. Oggi, grazie alle compagne che lottano per il riconoscimento del lavoro sessuale, sappiamo che non si vende il corpo, ma un servizio, quello di soddisfare fantasie e desideri e che ciò può essere un gran modo di garantirsi la sussistenza dentro l’eterocapitalismo.  In questa cornice, è meglio lavorare per una buona paga e per poco tempo che lavorare molto e a basso costo.
Ti consideri una vittima del patriarcato?
A volte mi domando che cosa sia il patriarcato. Come la storica Joan Scott, non concordo molto con le teorie che si concentrano su questo. Preferisco parlare di eterosessualità come regime politico, come lo faceva Monique Wittig, perché mi sembra molto più oltraggioso e offensivo. Anche perché credo che il problema non siamo gli uomini cattivi e patriarcali contro i buoni e antipatriarcali, ma la nozione stessa di come siamo arrivati a creare questo corpo chiamato maschio, uomo, che controllo ed è egemonico. A volte lo fa bene e dobbiamo ringraziarlo, altre volte picchia e lo denunciamo. Tutto ciò che esiste sulla faccia del pianeta, come questa matrice eterosessuale, organizza tutti i fatti coscienti e incoscienti e tutte le esistenze animate e inanimate. Rifiuto anche la nozione di vittima perché sottrae potenza. Preferisco pensare a strategie di resilienza, sopravvivenza o super-vivenza e di accrescimento di potenza.
Come acquisti potenza tu?
Dipende. Gli sport di combattimento, l’allenamento e correre mi danno potenza. Sentire che sono un corpo che può respingere un attacco e che ha accesso alla violenza mi fa molto bene. Anche i grandi no alla macchina del celibato: non sposarsi, non essere madre, non avere figli né figlie, non fare coppia. E le grandi affermazioni: l’antispecismo, l’anarchia – ma non le anarchiche – il lesbianismo – ma non le lesbiche –
Esiste la sorellanza?
Esiste la soror, dal latino,  sorella? Non credo nei vincoli umani, ma negli avvenimenti, nel buttarsi nel caos ed esporsi con cautela agli incontri per vedere se si combinano o no, per sperimentare l’incremento di potenza. Credo nella possibilità di costruire qualcosa di meglio di una famiglia e di più potente che una sorella, credo nel contagio, ma non nel sangue, nella complicità più che nell’Edipo.
Hai delle contraddizioni?
E chi non le ha? Qualcosa la passo sotto silenzio, la vivo in altro modo, non faccio una panacea della mia mediocrità e non giro la bandiera verso quello per cui sono accomodante. Con il passare del tempo, man mano accorcio la distanza tra la parola e l’azione, non tanto per una questione di programma, quanto per un incremento di potenza. Non vivere secondo la norma eterosessuale sarà più difficile, però dà più potenza ed è più allegro. Ho smesso di nascondermi da qualsiasi tipo di polizia che esista e che vuole demarcare il bene e il male, che non è lo stesso che ciò che è buono e ciò che è cattivo, ciò che conviene al corpo e quello che non conviene a lui e a tutto l’esistente che gli è connesso. Ho più contraddizioni che colpe e inconsistenze.
Le metti in discussione?
Certo! E’ una delle cose più deliziose: esaminare la mia esistenza e farla un oggetto gradito alla mia contemplazione, che risulti repellente ai nemici, che li lasci di sasso.
Ti piace ballare il reggaeton. Perché è compatibile con l’essere femminista?
Lo è come ballare danza classica, fare boxe o ginnastica artistica. Se il femminismo è compatibile con le madri, con l’abolire la prostituzione, con lo Stato, con le presidenze, con l’essere bianca ed eterosessuale, non vedo perché non possa esserlo con altre cose meno repellenti e schifose come ballare il reggaeton, che è più divertente e meno reificante dell’amore – sempre romantico, non un altro – o la coppia. Queste dicotomie su ciò che è bene e ciò che è sono territori morali. Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada (risata)
Qual è la tua idea dell’amore?
La peggiore! Per amore si suggellano i più terribili patti: coppia, monogamia, gelosia e maternità. Se l’amore è tanto meraviglioso, non vedo perché l’eteroimpero ha bisogno di una tale quantità di pubblicità. Bisogna andare contro l’amore, per quanto sembri duro, per incontrare nuove forme di affettività più potenti e costruire amicizie non solidali con l’eterocapitalismo. Ma cosa bisogna aspettarsi, se non ancora circolano gratuitamente e online la maggior parte dei libri prodotti da chi si presume attivista e radicale?
E che succede se ti innamori?
Lo faccio poco e in circostanze speciali ed eccezionali. Non è un vizio che mi appartiene andar innamorandomi di qua e di là. Ho voluto bene ad alcune persone in questo modo e mi è andata come a tutto il mondo: allucinante. Quando mi succede ho alcune tecniche: prendere tempo, distanziarmi fisicamente e smettere di dipendere. Preferisco altri modi di sentire, la capacità di commuoversi, per quanto sia difficile da ottenere. Per questo c’è bisogno di solitudine e di un certo grado di indipendenza affettiva. Non vivo così per principio; credo davvero che si viva meglio.
Che progetti hai in mente?
Oltre a non morire proprio ora, stiamo scrivendo due libri e cercando di pubblicarli: Games of Crohn, una sorta di saggio filosofico sul mio ricovero e dimissione per la malattia e Spinoza para feministas, con la collettiva Yiya Murano, che continua la linea di Foucault para encapuchadas, di Manada de Lobxs. Voglio mettere in piedi qualche incontro di Kick boxing e partecipare ad alcuni tornei di jiu jitsu. Mi piacerebbe ottenere tutte le cinture che mi mancano in entrambe le discipline. Per un altro verso, continuiamo a produrre materiale audiovisuale, come Quiero flashear ser progre e vediamo se riusciamo a filmare le Enciclicas feministas del padre Leo, la mia drag king. Infine, voglio vedere se riesco a fare alcuni viaggi prima che mi si esaurisca completamente l’energia vitale e che io debba rimanere a casa leggendo tutti i libri che non ho ancora letto.
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domingo, 23 de agosto de 2015

Se pudesse, você escolheria ficar doente? Companheira Crohn


Se pudesse, você escolheria  ficar doente? Companheira Crohn 
(Traducción al portugués: Gabriela Gonzalez Mendoza) Se pudesse, você escolheria ficar doente? Companheira Crohn

Para Nico Godzilla Vigna, amigo lutador do MMA e seu companheiro Asma.

Tell them
those traveling
with you now
far in-
side
the unforgivable
how it was us
[who are with you
always]
pushed you
hard
deeper in-
to
the deep
where you found
our most bitter
dreams
our sweetest
dreams too
and how later
later
back and forth
back and forth
in the hollow of our
inextinguishable names
together we learned to fly
again
to fly away
again
together
in our name


Federman
Se pudesse, você escolheria ficar doente? Companheira Crohn Nada mais extraordinário, nada mais potente, nada mais interpelador, nada mais intenso ocorreu na minha vida. Nenhuma experiência mais singular que tenha posibilitado tanta expansão dos limites corporais quando em aparência me encurta e delimita. Você escolheria ficar doente? Escolhería uma deficiência? A pergunta está mal formulada. Não existe um sujeito que escolhe, ficção ideal de autonomia na Modernidade do heterocapitalismo. O primeiro diagnóstico da enfermidade primeira é como “homem” e “mulher” dentro das segmentaridades y estratificações com as quais nossas potencias se vêem materialmente moldadas dentro do regime heterosexual.
Nossos corpos são assim definidos e diagnosticados de acordo com uma arbitraria categorizacão de funcoes solidarias ao regime, em vez de por seus modos, sua capacidade de afetar e afetar-se, pelos afetos dos que é capaz. O eu que escolhe, encarna este delirio, esta taxonomia da fruição com a que não encarnamos o acontecimento de algo que esse mesmo regime chama “doença”. O eu que escolhe seu desempoderamento, seu próprio sometimento.

De qué afetos é capaz uma doença autoinmune incapacitante? A doença compõe? Uma mutação genética compõe? É uma doença? Que fica de meu-eu se sou descomposta até devir outra? Se chora ao eu? Se faz um velório? Se faz luto por ele?

Trata-se de saber se as relações podem compor-se diretamente para formar uma nova relação mais extensa ou si os poderes podem compor-se para constituir uma potencia mais intensa. As pessoas que me querem, odeiam Crohn mais do que eu mesma. Eu a sinto como uma companhia e uma companheira. Sinto-me como comigo mesma.
Faço ouvidos surdos aos que predicam que as pessoas são “difíceis”, sei exatamente a quê se referem quando advertem ou se compadessem de você, sobre as minhas costas levo penduradas as várias definiçoes de “é uma foda”. Sou consciente de que mais adiante Crohn vai me causar dores, me adoecerá e me hospitalizará. Mais quê namorada não faz isso? Esta, ao menos, me faz sentir viva, e isso é algo que nem sempre acontece. Escrevo com ela uma nova educação sentimental.

Como podería ter alcançado as alturas e as intensidades que logrei com meu corpo e com outros corpos sem Crohn?

Nos mitos da Antiga Grécia, cada vez que um sentido era perdido, os deuses compemsavam com outro: Atenas cega a Tiresias em troca ele é concedido com o dom da adivinação.
Se pudesse, você escolheria ficar doente? Como algo que não tem cura pode chamar-se doença? Não trata-se acasso de uma condiçao do corpo, como a altura ou a cor da pele? Convivo com um hóspede. Ja nunca me sinto só. Nunca me abandonará. Sinto meu corpo, mais do que antes, constituir-se por um conjunto de relações que não deixam de compor-se as umas com as outras e de descompor-se, também. Deleuze disse que: “Aprender de cor a Spinoza serve para a vida”. Spinoza disse que duas relações convivem quando se compõem com uma terceira relação mais complexa. E se prefiro a Crohn não como aquilo que me compõe senão como o driver de agenciamento que precipita as paixões alegres? Com quê complexidades me compoe? Persevero em mim mesma na medida em que esse conjunto de relações que me constui é tal, que as relações mais complexas não cessam de constituir-se em relações mais complexas. Movimento e repouso. Todo corpo tem um número de partes que lhe pertencem conforne a uma determinada relação de movimento ou de repouso que o caracteriza. O mau viria a ser queilo que descompõe a totalidade ou parte das minhas relações constitutivas. Isto é, aquilo que força as minhas partículas a tomar outra relação que não corresponde ao meu conjunto. O mau que não é o mal deve conceber-se como uma intoxicaçao, um evenenamento ou uma indigestao, uma intolerância ou uma alergia. O mau tem lugar quando circunstancias exteriores determinam que as partes extensivas que nos sao própias comforme a uma relação entrem em relações distintas, ou quando se nos joga encima uma afecção que excede nossa capacidade para ser afetadas. Só mediante a experiência pode saber-se de uma coisa que é veneno. Compreende meu corpo entao, a doença ou seu antídotos como datos experienciais/ esperiemntai. Spinoza explica que uma lógica das relações é diferente a uma lógica de atribuição sendo esta a relação da qualidade com a substância. Quando digo “sou doente” (porque Crohn não se cura, por isso me concideram legalmente incapacitada, não tenho remédio, assim vou ficar para o resto da minha vida), atribuo uma qualidade ou predicado a um sujeito: “eu” e “doente” é a qualidade ou predicado. A relação , a pesar disso, não é uma qualidade que possa atribuir-se a uma coisa. Se chamará bom a todo objeto cuja relação componha-se com a minha de uma maneira que convenha ao meo corpo. Se chamará mau a aquilo que descomponha minhas relações constitutivas. As doenças segundo Deleuze podem modificar de tal modo as relações que uma chega a se perguntar se realmente subsiste o mesmo individuo: “Há mortes que não esperam a transfromaçao do corpo em cadáver”, e isto vale para corpos supostamente sãos , válidos, capazes, capacitados. Prefiro desafiar com meu desatino ao regime que postula que deficiência significa um problema na função corporal ou alteração na estrutura corporal como por exemplo, a cegueira ou a paralisia; e que limitações na atividade significam dificuldades para realizar atividades como por exemplo, comer. Quem estipula quem está doente? Quem se ergue são sobre os doentes? Um mundo que fala da doença como caminho mais não fala do motivo da doença. Meu corpo, os corpos precisam de apoio, assistências, técnicas em sua essência singular; não obstante algums corpos viajam em primeira clase da ciudadania da saúde total. A modificaçao, não obstante, pode ser de tal gênero que nossa parte modificada comporte-se como um veneno que dissolva as outras partes voltando-se contra elas? Um ato é mau se descompõe directamente uma relação constitutiva enquanto é bom quando compõe diretamente sua relação com outras relações. Existe algo que testemunha uma última irredutibilidade do “mau”: a tristeza, ou a diminuição da potência de ação, do poder de afecção que manifesta-se tanto em desesperação infeliz como em ódios ressentidos e rancorosos. E se fosse necessário destruir uma parte de mim para precipitar um devenir, para reconstruir? Como pode ser destrutivo, te envenenar, ser nocivo algo que me dá entidade, algo que está dentro do meu corpo, que forma parte dele? A destruição como uma paixão creativa. Crohn, entre outras autoimunes, entre outras diversidades genéticas, entre outras mutações e modificações que põem em xeque a boa consciência e visibilizam o microfascismo do standar de normalidade hetero-humano, forma meu corpo como uma parte constitutiva singular que veicula novas potências insondáveis de outros modos. Meu corpo autoinmune, máquina deficiente e defectuosa, funciona, logra seu objetivo ao limite do seu poder, como cualquer outro corpo, funciona como qualquer outra máquina, quebrando-se, danificando-se, nem infinitas nem por sempre. Cada corpo goza da sorte que pode soportar até o extremo do continente da espessura do seu territorio móvel e dinámico. Todo corpo precisa de certos aparelhos ténicos para funcionar: sapato, bastão, cadeira de rodas. Todo deslocamento precisa de uma tecnologia associada a um corpo. Troca a tecnologia em função da singularidade de um corpo e a estadistica fere letalmente o coração da pequena mutante que tinha alí. A primeira macaquinha mais feia que desceu ou que desceram da árvore. Lucy, aborrecida, procurou com seu polegar oponível que fazer: fogo e algoritmos. Agora, nao voltar à arvore, agora arrumar um mundo que nao se desfaça de suas diversidades, que nao as obture e que conviva sem extinguir-lho com os mamutes: Neandertal que cuida de todes
os membros da manada e não deixam ninguém atrás, desterrados do mundo pelos outros proto sapiens cro-magnons que praticam a caça intensiva até o aniquilamento dos descendentes dos Sapiens Sapiens. Nenhum corpo organiza sua existência sem uma técnica e sem um agenciamento a certos dispositivos tecnológicos, a certa tecnologia, fora de nossos corpos, um corpo possante não é um corpo autissificiente que supõe uma idealização da autonomia corporal viril ocidental heterosexual: nem sequer aquele varão alfa branco em seu melhor momento alcança esta autonomia que depende do fato oculto de uma opressão de outros corpos distintos ao dele que o sustém. Somos tecnovivas conectadas, cyborgs de matéria orgânica. Mutantes que explicitam desde sua plataforma os fluxos de cooperação, apoios mútuos e interdependência que os conceptos de normalidade, capacidade, saúde e autonomia menosprezam

Tenho a capacidade corporal para suportar a Crhon?

Penso em Crhom como Beatriz Kiddo pensa em Pai Mei no filme Kill Bill, nao é fácil lidar com um maestro tao severo mais se aprendem coisas que ninguém sabe, que as outras nao ensinam. Nego-me a ver a Crhom como o mau, como um inimigo a vençer, como um estrangeiro. Nego-me a ver a estrangeria da minha autoimunedade como algo que não me compõe num corpo vitalmente mais potente ainda que me descomponha, nego-me a ver a medicação com a que me agencio para inibir meu fator de necrose tumoral exacerbado, nervoso e desquiciado, como veneno, inda que sou consciente de que me injeto a cada 15 dias o regime fármaco-pornográfico molecular em meu torrente sanguíneo direto ao coração. Acaso a bicicleta que hoje é o símbolo da autonomia autogestiva não é um invento da Modernidade? Me recuso a entender os remédios contra a doença como parches porque isso supõe uma ideia de corpo com uma saúde total, corpos cidadãos plenipotenciários de plenos direitos.
Corpos lúmpenes, marginais, migrantes, descastados, precarizados. A ideia de que certos corpos em algum momento alcançam uma cidadania de saúde total e universal que outros não a têm ou que a perderão com o correr do tempo é uma ideia a qual é necessario opor-se: é o principio sob o qual se funda a ideia de normal e anormal, a ideia de capazes é incapazes, capacitadas é incapacitadas, a porta que se abre ao ideal androgenético de superioridade física de esta virilidade heterosexuante construída molecularmente, tão molecularmente como minha vida hoje, que depende de uma injeção de anticorpos monoclonados anti-fator de necrose tumoral, tanto como as pílula anticonceptivas e seus efeitos secundarios: fazer-nos mulheres onde antes havia potências insondáveis.

Se pudesse, você escolheria ficar doente? Por quê eu? A tentação de reterritorializar a culpa do Edipo é grande. Os agentes da medicina pensam o como faz y operam sobre ele. Prefiro indagar quê potências exibe essa ignorância, essa falta de reconhecimento, esse desquicio. Deleuze, considera as assim chamadas autoimunes como doenças de informação, algo nos fluxos de informação desconectou-se. Me dicem que o meu próprio corpo não reconhece suas próprias moléculas, trata-as de intrusas, as ataca. Escolherias não aborrecer-te com tua doença, não vê-la como uma atacante forasteira, uma invasora, uma migrante sem papeis? Corpos estrangeiros em seus próprios corpos que não falam seu mesmo código? Se o corpo aguenta esta modificaçao no fluxo de imformaçao não se estará acaso, veiculando alguma outra coisa? E se na realidade tivessem um linguagem caótica que faz vibrarem uma lingua inaudivel à razao? Quê relaçoes compõe em mim Crhon? Quê potências podem ser abertas a partir dali? Recuso a sintaxes com a que a narrativa ocidetal organiza seus rituais. Reescrevo-me outra historia onde devenho replicante nexus 6, com 5 anos de funcionamento. Logo, vemos, a não perder o tempo em capturas e paixoes tristes. Nao deixarse capturar pela estadistica é intregar-se sem pausas às incertezas. Lucy de Luc Bresson. Nao odiar a Crhon. Nao entristecer-me. Não resentir. Arrumar bioma, perceverar em meu ser. Por caso, já nunca ando só, tenho a ela e ela me tem a mim em esta relaçao simbiótica que me acomoda na humanidadeem seu ponto mais alto: onde não me deixo vencer pelas tristinhas bobas de quem não tem nada do que queixar-se como o resto dos que acreditam-se são, saudáveis e a salvo. Faço-a luta, resistência, devenho virus, bactéria, volto-me mais resiliente (debe ser resilente de resilencia que es hacer bueno lo malo, resiliente es em portugués), vulnerável e frágil, com experiência, forte, bactéria. Se durante nossa existência temos sabido compor-nos em mais partes aumentando nosso poder de açao, experimentaremos uma grande quantidade correspondente de afecçoes que só dependem de nós mesmas, ou seja, da nossa parte intensa. Escolho comporme com Crhon. Se as doenças autoimunes não são externas, então como podem ser más, como podem querer aniquilar-me? Portadoras de acontecimentos é intensidades objetam a durabilidade do corpo numa explosão de vitalidade. Quanto mais nos elevamos durante a nossa existência a estas autoafecções, menos coisas perdemos ao perder a existência, ao morrer ou inclusive ao sofrer, e tanto melhor poderemos afirmar efetivamente que não havia mau ou que nada ou muito pouco do mau pertencia a essência, porque nada em minha essência está ali para destruir-me. Então, como pode minha essência portar o gérme da minha destruição: “Ninguém tem aversão nem se dá morte em virtude da necessidade da sua natureza senão por causas exteriores”. Será que conservar-se as vezes significa perecer? Será que as vezes é necessario perecer para conservar-se? Time enough: “... Sabemos que é bom ou mau aquilo que conduz realmente ao conhecimento, ou aquilo que pode impedir que conheçamos”. Chamamos “bom” ou “mau” ao que aumenta ou diminu, ao que favorecê ou reprime nossa potência de obrar. Então uma coisa que é completamente diferente á nossa não pode ser nem boa nem má. E algo que aumenta a minha potência de obrar, minha potência de conhecer, por dura que seja, não pode ser má (sí, está bien así queda más literal). Na medida em que uma coisa concorda com a nossa natureza é necessariamente boa. Quanto mais concorda uma coisa com a nossa natureza tanto mais útil ou melhor é para nós, quanto mais útil é uma coisa para nós tanto mais concorda com nossa natureza. A experiencia corporal me convence de que aou meu corpo lhe convém Crohn num sentido inusual, bizarro, pouco frecuente. O desafio de um corpo potente, pura vitalidade. Crohn afasta em mim a morte em tanto me faz disfrutar a vida num presente que tem a certidão do aquí e agora: “[uma saúde] tal que um não só a tenha, senao que ademais continuamente a adquira porque cada dia a entrega de novo e tem que entregar-la... E agora quando levávamos já muito tempo desse modo, os argonautas do ideal, acaso com mais animos que do que sería prudente, tendo naufragado várias vezes e sofrendo estragos, mas como se há dito, maissãos que quando alguém quisesse permitirnos, peligrosamente sãos e voltando a estar sãos”. (Nietzsche, Die fröhliche Wissenschaft). Crohn, uma grande saúde, que me permite viver “peligrosamente sã”. Uma saúde que pode entregar-se, perder-se e adiquirir-se de novo; que me permite naufragar e sofrer estragos, e voltar a ficar a salvo na beira de uma nova saúde recentemente conquistada.Uma saúde que não me descompõe a mim senao que adoece a seguridade nos estandartes de normalidade de funcionamento de um corpo e seus dispositivos técnicos aceitáveis. Corpos que se movem de maneiras transvaloradas, aqueles que causam desgosto é incomodidade a os que querem e desejam encarnar a heteronorma social. Corpos que utlizam partes de maneiras que destratificam os usos regulatorios: uma mão para tal coisa, a nariz para outra, o intestino e a bunda devem funcionar assim... Mover o corpo de outras maneiras significa afastar-se da humanidade pô-la em xeque. Impedimento é o que meu corpo é, o que o corpo médico diz que meu corpo tem, seus diagnósticos. Uma grande saúde que faz necessária a doença que a solicita para poder superar-se a sí mesma, arriscar-se, perder-se e poder arribar a outra saúde mais sã que desafiou a outra, delírio que decresce minhas potências com seu delírio. Minha condição como o agenciamento necessário que precipite outras formas de vida, ir mais além, não só perseverar em meu ser, senão expandir-me, devir. Medo a perder a seguridade “a grande organização molar que nos sustêm as arborescências as quais nos afferramos, as máquinas binárias que nos proporcionam um estatuto bem definido, … “os valores, as morais, as patrias, as religiões e as convicções íntimas que nossa própria vaidade e nossa própria complacência nos concedem generosamente, são outras tantas moradas que o mundo prepara para os que assim pensam manter-se, de pé e em repouso, entre as coisas estáveis; não podem imaginar para que terríbel fracasso encaminham-se” (Deleuze u Guattari). Crohn me permite opor-me às aurea mediocritas que considera as potências corporais das mutaçoes como doenças, incapacidades, fealdades. Crohn premiou a minha trajetória ano(r)mal, concepção positiva da “doença”. Crohn já não firme, inmóvel, fóssil, terratenente, proprietário medroso da inseguridade que asegura ao prórpio corpo sua propriedade privada de sao, senão ligeireza, mudança, de improvisação. Já não tenho um matrimônio monógamo e heterosexual com minha saúde senão uma mudança de hábito onde os que mutamos, esta horda de ostensíveis cyborg, opomos nossas prótesis moleculares e das outras aos que acreditam que existe algo assim como corpo são e normal:“Aliás, estou sinceramente agradecido desde o fundo da minha alma a toda esta desgraça minha -ao estar doente e a quanto é contínua a imperfeiçao em mim, porque do mesmo modo me deixa abertas um centenar de portas por onde posso evadir-me das costumes duradeiras” (Nietzsche, Die fröhliche Wissenschaft) Crohn, a doença que faz possível a saúde creativa de tudo o que tenha vida, creçao das transvalorizações necessarias de frente ao fixo e monolítico dos estados inamovíveis. Crohn, plataforma de experimentaçao afetiva, torrente de experiências que intentam ensaiar novas formas de vida, em pós da expançao e da fortaleza. A doença forma parte desse experimento. Porque a vida está dada, como o bosque ensina, por sua capacidadde de expansão, afectaçao, de contágio. Corpo que há de encaminhar-se a grandes perigos. Corpo ao que volto, corpo que volta. Doente aquele cujo corpo tenha esquecido na decadência: “Doentes e moribundos eram os que despreciaram o corpo e a terra, e os que inventarao as coisas celestes e as gotas de sangue redentora” (Nietzsche, Also sprach Zarathustra). Corpo que se pergunta o quê pode ao conhecer suas afecçoes. Corpo que se define por aquilo do que é capaz de crear, de desejar, destruir, asimilar e dominar. Corpo que volta a possuir-se em sua plena potência nos momentos mais agudos da soma perdida: saúde do normal, identidade capacitista petrificada tanto ou mais daninha que a pior das doenças, índice de que a debilidade se há apoderado do corpo. Incapacidade como repressao social dessa encarnaçao única e singular que não se vê signada a comformar-se com os estándares da heteronormalidade a subjetivação social e a criaçao material desse outro incapacitante que reconcilia o corpo normal, escravo com sua escravidao autoelegida. Incapacidade como os efetos incapacitantes de uma sociedade que nós precissa para sentir-se saúdavel. Desafiar a forma tradicional do corpo ideal, sem essência nem morfología nem funcionamento correto, idealismos que instauram as fronteras do humano com os outros existentes e nós impede construir uma ecología entre todo o que vive. Habitar um mundo onde podamos ser os distintos modos de um mesmo ser. E entretanto. Algumas precisamos de outras asitencias não usuais para suster o corpo pelas quais é necessario lutar. Se pudesse, você escolheria ficar doente? Como podería ser esta diminuiçao da minha potência quando nada me faz mais forte? Nem enemigo nem paixao triste, dinamizador de serenidade, de calma, de equilibrio, de disciplina nas alturas, tecnología do eu para sorrir sem culpa. Nao se nasce nem livre nem racional, senao que nascemos a mercê dos encontros, ou seja, a mercê da descomposiçao, a mercê de cada Crohn. Se reina sobre os escravos diminuidos em suas potências, que nada tem que ver com as mutaçoes antropóides conectadas a dispositivos técnicos: desde cadeiras de rodas até implantes de toda índole. Lick my wheels and be my bitch. Se instaura o regime da tristeza, do arrependimento, do resentimento e do odio contra o corpo. Seu olvido em pós da estabilidade de uma saúde supostamente perene, a qual é necessario salvaguardar contra qualquer perigo. Todo é perigoso, viver é perigoso. Se o bom tem lugar quando um corpo compoe sua relaçao com nossas relaçoes e aumenta nossa potência, não pode haver uma essencia autodetrutiva. Porém, se nossa essencia leva em si o gérmen autoimune não será então que não descompoe senao que nós compoe em algo superior, não será que somos para esse organizmo o mesmo que a comida é para nós e que assim mutamos. O bom é organizar encontros, unir-se ao que convém a nossa natureza, aumentar a potência. Nao convenir pode significar expropiarnos de nossas potências, entristecer-nos voltar-nos escravos, ou seja, diagnóstico saudável, mas doentes.