lunes, 24 de agosto de 2015

Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada

Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada

 https://incrocidegeneri.wordpress.com/2015/08/24/il-femminismo-un-giorno-sara-contro-laborto-se-continua-su-questa-strada/

 

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Leonor Silvestri parla con Florencia Arriola dell’amore, dell’eterosessualità, del capitalismo, della sorellanza o dei “territori morali” che impone anche il femminismo. Traduzione da Pikara magazine
Ha saputo essere una filologa antica e, anche se ha vissuto molte morti nella sua esistenza, oggi si dedica a dare lezioni a casa sua come una sofista dell’antichità. Poco umana e radicale, decostruttrice dell’amore romantico e distruttrice dell’eteronorma, Leonor Silvestri fa poesia, scrive, pratica sport di combattimento e balla dancehall e reggaeton. Sono questi i modi in cui accresce la sua potenza  e si reinventa, mentre cerca nuovi artifici che mettano all’angolo l’eterocapitalismo
Come sono cominciati il tuo attivismo e la tua militanza?
Non mi considero assolutamente una attivista o militante, termine che viene dal latino miles, soldato. Sono una scrittrice di poesia e saggi che fa filosofia, qualcun@ che prova a costruirsi le sue proprie armi
Hai lasciato l’università….
O lei ha lasciato me? (risata) L’università è stato un errore, ho perso tempo, vita, risorse ed è stato il periodo di maggiore sofferenza e normalizzazione della mia esistenza. Ora mi sento meglio di quando studiavo lì. Ad ogni modo, non sono una persona che possa sostenere una stessa identità o attività per sempre
Le performances non ti piacciono più
Mi divertiva l’esibizione, spogliarmi, mostrare il corpo e dare fastidio con quello che ci facevo. Con il tempo,  ho acquistato una posizione critica riguardo il modo in cui il dispositivo “artista” riterritorializza il peggio che ha l’ego come artificio politico, dalla gelosia alla proprietà privata, passando per il senso di superiorità. Alla fine, tutta questa insensata esibizione di un “Io” ha smesso di divertirmi e interessarmi e ha cominciato ad annoiarmi
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Per te il corpo è….
Il campo di battaglia dove il desiderio può liberare una lotta come macchina da guerra, specialmente contro le passioni tristi o le sottrazioni di potere proprie dell’eterocapitalismo. Se il corpo fosse solo un territorio di saccheggio, disputa e conflitto, non avremmo di che vincere la guerra né opporci
Come te la passi con Crohn?
Molto bene, per fortuna. Sono fortunata ad avere questa malattia e lei ad avere me: è una grande compagna e maestra. Vedo le malattie e le disabilità come ospiti o diversità funzionali che arricchiscono le nostre esistenze. Non sono tipa da avere fidanzate, ma questa è una. Da brava fidanzata, mi farà passare i guai, lo ha già fatto e lo rifarà. Ma questa, a differenza delle umane, mi fa sentire viva. Mi è costato fatica adattarmi quando me ne sono resa conto, però sono resiliente. Crohn è così, è una che tira fuori. Bisognerebbe vedere se è una malattia, posto che non ha una cura.
Perché dire no alla maternità?
Perché è di cattivo gusto e antiestetica (risata). Scherzi a parte, bisogna prendere la questione da diverse angolazioni, anche se non è di moda andare contro l’apparato del futurismo riproduttivista. Il primo motivo è antispecista: non possiamo continuare a riprodurci quando l’umanità è responsabile di tutti i danni contro questo mondo, quando siamo soprannumerari e non c’è spazio per un solo essere umano in più. Per un altro verso c’è il sospetto dei desideri. Siamo arrivati ad un livello di analisi da cui si mettono in discussione le forme più sottili di analisi, attraverso cui si mettono in discussione anche le forme più sottili di relazione e di desiderio nella sessualità e dove nessun@ considera certo o naturale l’eterosessualità. Non vedo allora come non mettere in discussione il desiderio di maternità e di riprodursi. In terzo luogo, continuo a pensare che il femminismo radicale, di Carla Lonzi o qualche critica di Simone de Beauvoir, aveva ragione quando diceva che la libertà comincia dalla pancia. Dobbiamo chiudere la fabbrica di produzione dell’esercito di schiavi eteronormativi, dis-affiliarci dalle fila eteroumane, e smetterla di proclamare l’unione naturale ed essenziale utero-vita-terra. Dovremmo avere un divenire nello stile di Shulamith Firestone, perché “partorire è come cagare zucche”, come diceva lei. Certi assiomi non dovrebbero essere solo striscioni per la prefazione di un libro, ma stili di vita
Allora il desiderio è discutibile e/o reprimibile?
E’ discutibile, obiettabile e manipolabile. Non credo nei desideri repressi, ma nella possibilità di produrre contro-desideri che riescano ad attentare attentino questo mondo e incrementare la potenza del corpo. Il sistema non ci vuole solo eterosessuali ed eteronormali, ma anche deboli, intristite, incapaci di sollevazione e piene di paura, in competizione le une con le altre, però senza metterci in discussione.
Secondo te,  come la maternità e la famiglia, in quanto istituzioni, controllano la sessualità delle donne?
Famiglia, dal latino famulus, schiavo rustico, di campagna, significa unione di schiavi. Per creare nuovi artifici bisogna creare nuovi linguaggi. La famiglia, il sangue, Edipo e la coppia rappresentano una parte dei grandi dispositivi di controllo, con una coercizione soggettiva molto sottile. E’ quasi un insulto o un motivo di espulsione andare contro la famiglia, quando invece il femminismo degli anni 70 perorava questa causa. Sembra che l’eterosessualità come regime politico cambi continuamente direzione e vinca a livello soggettivo, in cima ai desideri. Dato che non può vincere sopprimendo le deviazioni sessuali, produce desideri eteronormali anche tra persone non eterosessuali: desiderio di famiglia, riproduzione, matrimonio, coppia monogamica, ecc. Prova anche a convincerci del fatto che qualsiasi scelta facciamo, sia per pigrizia, incapacità o impeto volitivo per sfuggire al sistema, sia radicale, decostruttiva e sovversiva.  Ciò significa che disconosce che siamo programmate soggettivamente per avere alcuni desideri ed altri no.
Che pensi del matrimonio ugualitario o del diritto all’adozione per le coppie omosessuali?
Sono serviti a rendere visibili il microfascismo e il fascismo dichiarato e hanno spinto i nemici nelle strade e al fronte, in marce moltitudinarie di opposizione.  Mi vengono in mente molte altre lotte più stimolanti per chi non è eterosessuale che l’integrazione volontaria nell’eterocapitalismo e nella sua matrice desiderante. Credo che abbiamo perso la guerra e che il mondo che Monique Witting promise con le sue orde di amanti amazzoni lesbiche non essenzialiste non si sta verificando. Dobbiamo smettere di  far passare come radicale o contestatore ciò che fa in modo che il mondo vada avanti così come è, producendo nuove esclusioni nell’includere le antiche e antiche denigrazioni. I nostri impulsi dovrebbero essere indirizzati a distruggere il paradigma in cui viviamo e non  a rendere questa schiavitù più politicamente corretta.
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La logica del mercato nel secolo XIX ha portato alcune femministe a dire che la relazione tra una moglie che non lavorava fuori casa e il marito che la manteneva non era molto diversa dalla prostituzione. Cosa ne pensi?
Ci sono delle differenze tra il lavoro sessuale e il matrimonio. Il primo può essere autogestito, interessante, creativo e un buon modo per fare alti guadagni in modo indipendente, in circostanze più o meno favorevoli. Al contrario, non mi viene in mente posizione peggiore che essere la moglie di qualcuno. Emma Goldman già postulava che una lavoratrice del sesso vende il suo corpo a ore e a vari clienti, mentre una moglie lo fa una volta sola, per sempre e ad un solo uomo. Oggi, grazie alle compagne che lottano per il riconoscimento del lavoro sessuale, sappiamo che non si vende il corpo, ma un servizio, quello di soddisfare fantasie e desideri e che ciò può essere un gran modo di garantirsi la sussistenza dentro l’eterocapitalismo.  In questa cornice, è meglio lavorare per una buona paga e per poco tempo che lavorare molto e a basso costo.
Ti consideri una vittima del patriarcato?
A volte mi domando che cosa sia il patriarcato. Come la storica Joan Scott, non concordo molto con le teorie che si concentrano su questo. Preferisco parlare di eterosessualità come regime politico, come lo faceva Monique Wittig, perché mi sembra molto più oltraggioso e offensivo. Anche perché credo che il problema non siamo gli uomini cattivi e patriarcali contro i buoni e antipatriarcali, ma la nozione stessa di come siamo arrivati a creare questo corpo chiamato maschio, uomo, che controllo ed è egemonico. A volte lo fa bene e dobbiamo ringraziarlo, altre volte picchia e lo denunciamo. Tutto ciò che esiste sulla faccia del pianeta, come questa matrice eterosessuale, organizza tutti i fatti coscienti e incoscienti e tutte le esistenze animate e inanimate. Rifiuto anche la nozione di vittima perché sottrae potenza. Preferisco pensare a strategie di resilienza, sopravvivenza o super-vivenza e di accrescimento di potenza.
Come acquisti potenza tu?
Dipende. Gli sport di combattimento, l’allenamento e correre mi danno potenza. Sentire che sono un corpo che può respingere un attacco e che ha accesso alla violenza mi fa molto bene. Anche i grandi no alla macchina del celibato: non sposarsi, non essere madre, non avere figli né figlie, non fare coppia. E le grandi affermazioni: l’antispecismo, l’anarchia – ma non le anarchiche – il lesbianismo – ma non le lesbiche –
Esiste la sorellanza?
Esiste la soror, dal latino,  sorella? Non credo nei vincoli umani, ma negli avvenimenti, nel buttarsi nel caos ed esporsi con cautela agli incontri per vedere se si combinano o no, per sperimentare l’incremento di potenza. Credo nella possibilità di costruire qualcosa di meglio di una famiglia e di più potente che una sorella, credo nel contagio, ma non nel sangue, nella complicità più che nell’Edipo.
Hai delle contraddizioni?
E chi non le ha? Qualcosa la passo sotto silenzio, la vivo in altro modo, non faccio una panacea della mia mediocrità e non giro la bandiera verso quello per cui sono accomodante. Con il passare del tempo, man mano accorcio la distanza tra la parola e l’azione, non tanto per una questione di programma, quanto per un incremento di potenza. Non vivere secondo la norma eterosessuale sarà più difficile, però dà più potenza ed è più allegro. Ho smesso di nascondermi da qualsiasi tipo di polizia che esista e che vuole demarcare il bene e il male, che non è lo stesso che ciò che è buono e ciò che è cattivo, ciò che conviene al corpo e quello che non conviene a lui e a tutto l’esistente che gli è connesso. Ho più contraddizioni che colpe e inconsistenze.
Le metti in discussione?
Certo! E’ una delle cose più deliziose: esaminare la mia esistenza e farla un oggetto gradito alla mia contemplazione, che risulti repellente ai nemici, che li lasci di sasso.
Ti piace ballare il reggaeton. Perché è compatibile con l’essere femminista?
Lo è come ballare danza classica, fare boxe o ginnastica artistica. Se il femminismo è compatibile con le madri, con l’abolire la prostituzione, con lo Stato, con le presidenze, con l’essere bianca ed eterosessuale, non vedo perché non possa esserlo con altre cose meno repellenti e schifose come ballare il reggaeton, che è più divertente e meno reificante dell’amore – sempre romantico, non un altro – o la coppia. Queste dicotomie su ciò che è bene e ciò che è sono territori morali. Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada (risata)
Qual è la tua idea dell’amore?
La peggiore! Per amore si suggellano i più terribili patti: coppia, monogamia, gelosia e maternità. Se l’amore è tanto meraviglioso, non vedo perché l’eteroimpero ha bisogno di una tale quantità di pubblicità. Bisogna andare contro l’amore, per quanto sembri duro, per incontrare nuove forme di affettività più potenti e costruire amicizie non solidali con l’eterocapitalismo. Ma cosa bisogna aspettarsi, se non ancora circolano gratuitamente e online la maggior parte dei libri prodotti da chi si presume attivista e radicale?
E che succede se ti innamori?
Lo faccio poco e in circostanze speciali ed eccezionali. Non è un vizio che mi appartiene andar innamorandomi di qua e di là. Ho voluto bene ad alcune persone in questo modo e mi è andata come a tutto il mondo: allucinante. Quando mi succede ho alcune tecniche: prendere tempo, distanziarmi fisicamente e smettere di dipendere. Preferisco altri modi di sentire, la capacità di commuoversi, per quanto sia difficile da ottenere. Per questo c’è bisogno di solitudine e di un certo grado di indipendenza affettiva. Non vivo così per principio; credo davvero che si viva meglio.
Che progetti hai in mente?
Oltre a non morire proprio ora, stiamo scrivendo due libri e cercando di pubblicarli: Games of Crohn, una sorta di saggio filosofico sul mio ricovero e dimissione per la malattia e Spinoza para feministas, con la collettiva Yiya Murano, che continua la linea di Foucault para encapuchadas, di Manada de Lobxs. Voglio mettere in piedi qualche incontro di Kick boxing e partecipare ad alcuni tornei di jiu jitsu. Mi piacerebbe ottenere tutte le cinture che mi mancano in entrambe le discipline. Per un altro verso, continuiamo a produrre materiale audiovisuale, come Quiero flashear ser progre e vediamo se riusciamo a filmare le Enciclicas feministas del padre Leo, la mia drag king. Infine, voglio vedere se riesco a fare alcuni viaggi prima che mi si esaurisca completamente l’energia vitale e che io debba rimanere a casa leggendo tutti i libri che non ho ancora letto.
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